Imprenditore, formatore, conferenziere, coach: Karounga Camara è un personaggio poliedrico, difficile da definire.

La sua peculiarietà è causa e conseguenza di un percorso di vita che, pur cambiando continenti e ruoli, è sempre stato focalizzato su crescita personale, fiducia in sè stessi e visione di lungo periodo.

L’abbiamo intervistato in occasione del lancio del suo libro Osare il ritorno” dedicato alle diaspore africane in Europa.

Benvenuto Karounga, di cosa ti sei occupato prima di diventare imprenditore?

Grazie Martino, è un piacere essere qui!

Ho studiato Matematica all’Università Cheikh Anta Diop di Dakar. Una volta laureato, ho insegnato per dieci anni alle scuole superiori senza mai smettere di studiare per conto mio: turismo, comunicazione e marketing.

Nel 2010 ho scelto di cambiare vita. Spinto dalla curiosità di vedere il mondo mi sono trasferito a Milano, dove già viveva mio fratello Harouna. Ho trovato lavoro (a tempo indeterminato) presso la Residenza Buonarroti dell’Università Cattolica.

Durante i sette anni trascorsi in Italia ho continuato a formami in management e coaching visitando i principali paesi europei, la Turchia, gli Emirati Arabi e il Nordafrica.

Cosa ti ha spinto a lasciare il lavoro a Milano per investire in Senegal?

Tornare è più coraggioso che partire. Quando vai in Europa tutti si aspettano un rientro da vincitore ma tu non sai se ce la farai. Ci pensi sempre mentre passano le settimane, i mesi, poi gli anni.

A un certo punto capisci che il momento è arrivato, non è più rinviabile, che non hai più nulla da fare se non chiudere le utenze di gas e luce, mettere insieme le tue cose e ripartire.

Perchè, come diceva Hubert Beuve-Méry, fondatore di Le Monde:

La ricerca dei mezzi per vivere non può toglierti le ragioni per cui vivi.

Nel mio caso la molla finale è stata la morte di mia madre, nel 2015. Giorni durissimi, perchè non sono riuscito neanche ad andare al suo funerale.

Ho deciso di licenziarmi per avviare Senita Food (Senegal-Italia), impresa che produce semilavorati per panettieri e pasticceri a Thies (65 km a est di Dakar).

Siamo in tre soci. Per il momento sono l’unico stabile in Senegal. Mio fratello e Khadium Sow, amico che lavora per Melfel, azienda italiana nostra partner, sono rimasti a Milano.

Mettermi in proprio è sempre stato il mio sogno. Da giovane dicevo che entro i 40 anni ce l’avrei fatta. Mi affascina il senso di libertà che deriva da essere il capo di te stesso, anche quando significa avere grandi pressioni e responsabilità.

Nel video Karounga racconta la sua storia a LVIA nel quadro del progetto “partire e tornare, un’impresa per la vita”:

Come sei diventato coach e formatore?

Quando vivevo in Italia ho continuato a investire nella mia crescita personale come facevo in Senegal. Ho frequentato i seminari di Roberto Cerè, coach italiano di fama internazionale, e di altri formatori europei.

Ho scoperto così di avere le capacità per accompagnare gli altri a prendere iniziativa. Oggi animo seminari e laboratori di crescita personale e imprenditoriale in collaborazione con la Camera di Commercio di Thies, le ONG e le scuole. Coach Karou è il brand con cui accompagno altri imprenditori, gruppi di donne, studenti e persino alcuni politici.

Sono infine presidente e socio fondatore di Reseau Ndaari, rete di imprenditori nella regione di Thies con esperienza all’estero.

Mi piacerebbe invogliare altri imprenditori a investire in Senegal: un paese favorevole all’iniziativa economica privata, con una posizione geografica unica, stabilità politica, crescita economica e demografica.

Prima di proseguire, ti invito ad entrare nella community facebook VADOINAFRICA: NETWORKING GROUP dedicata all’iniziativa imprenditoriale tra Italia e continente africano.

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Il nuovo aereoporto internazionale di Dakar, a pochi km da Thies

Cosa consigli alle diaspore interessate a tornare in Africa?

Il primo consiglio è quello di non aver paura di tornare: oggi ci sono più opportunità in Africa che in qualsiasi altra parte del mondo.

Il secondo è quello di evitare di lanciarsi in progetti individuali senza valutare bene la situazione. Meglio provare a fare rete, informarsi, formarsi e cercare un supporto qualificato.

Fondamentale infine circondarsi di gente onesta, che vuole lavorare e costruirsi il futuro con le proprie mani. Non è facile ma ci sono tante realtà disponibili: reti di espatriati, associazioni di migranti e organizzazioni della cooperazione.

Si tratta di trovare l’assetto giusto per sè e di crederci. Di “osare” sapendo che quel che non facciamo noi non lo farà nessun altro.

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Come vedi il futuro comune tra Europa e Africa?

L’Africa è il futuro del mondo e l’Europa dovrebbe ammetterlo. Oggi il Vecchio Continente ha estremo bisogno dell’Africa e gli espatriati africani sono un patrimonio di cui non si immagina il vero valore.

Nonostante i mass-media continuino a parlare di “crisi migratoria”, tantissimi africani stanno ritornano dopo lunghi anni all’estero. Credo che accompagnarli seriamente nel realizzare i propri progetti potrebbe ridurre la spinta migratoria.

Un’ondata di successi nella direzione opposta renderà chiaro a giovani e giovanissimi che è possibile realizzarsi restando in patria, decostruendo gradualmente il mito dell’Occidente.

Ovviamente l’Africa, partendo dai suoi governanti, ha le sue responsabilità. Sembra una madre indegna di cui tutti si fanno beffe e a cui tutti danno lezioni: Sarkozy è venuto a insegnarci che “non siamo entrati a sufficienza nella storia”, Macron ha affermato che “l’Africa ha un problema di civilizzazione” legato alla demografia. L’Africa presentata come (in)civiltà del sesso, del riso e della danza!

Credo che sia necessario vincere l’afro-pessimismo, capire che non abbiamo bisogno di lezioni o di generici “aiuti” ma di una decisa presa di coscienza che ci conduca ad assumerci responsabilità, pretendere rispetto e a riappropriarci di scienza e tecnologia, condizione essenziale per smetterla di scimmiottare modelli esterni e creare qualcosa di differente.

Qual è il tuo obiettivo tra dieci anni?

Vorrei essere in armonia con me stesso, mia moglie, i miei figli, i miei parenti e amici.

Mi piacerebbe ricercare, sviluppare e divulgare, con passione e competenza, le migliori strategie per aiutare il maggior numero possibile di africani a trovare la loro strada nella vita, specialmente quelli della diaspora.

Creando abbondanza economica la mia famiglia e tutti coloro che vorranno lavorare insieme a me.

Marie Ferran, scrittrice e membro di Education sans Frontieres ha recensito così “osare il ritorno“:

Finalmente un punto di vista nuovo sull’immigrazione! Un libro che è allo stesso tempo una testimonianza e un libro pratico, un’opera piena di speranza nella vita, che si può plasmare per essere padroni del proprio destino. Qui non ci sono formule magiche, né l’obbligo di seguire il cammino dell’autore ma si vuole aprire un varco verso un avvenire migliore. Intelligenza, finezza, testimonianza.”

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